26 Ago 2016

Premessa
Il Decreto legislativo 102/2014, che recepisce la direttiva comunitaria sull'efficienza energetica, prevede numerose misure da adottarsi nei diversi settori che contribuiscono al consumo di energia.

Tra le misure previste per le grandi imprese e per le imprese energivore c’è la diagnosi energetica finalizzata:

• ad ottenere un quadro del consumo energetico di un edificio, attività o impianto
• ad individuare e quantificare le opportunità di risparmio energetico sotto il profilo costi-benefici
• a riferire in merito ai risultati.

La diagnosi si deve quindi basare su dati oggettivi, misurabili, tracciabili e aggiornabili. Ne deriva pertanto la necessità, per le imprese, di eseguire un efficace monitoraggio energetico che analizzi i consumi, evidenzi gli sprechi, monitori il rendimento energetico degli impianti e restituisca i dati in tempo reale.

Vantaggi
Le piccole e medie imprese non sono soggette, se non energivore, all'obbligo della diagnosi energetica, anche se le opportunità ed i risparmi che l’efficientamento energetico offre possono suggerirne il ricorso.

Sono stati infatti accertati risparmi fino al 60% dell’energia elettrica utilizzata per l'illuminazione, nel caso di installazione di sistemi di gestione e cambio sorgenti, risparmi medi del 30% dell'energia elettrica utilizzata per il condizionamento; nel riscaldamento il risparmio medio sarebbe dell'ordine del 20% sul consumo di gas nel caso di installazione di caldaie a condensazione.

Grazie ad una progettazione adeguata del sistema di monitoraggio energetico è possibile accedere con maggiore facilità ai fondi per l’efficienza energetica.

Da questo punto di vista gli strumenti incentivanti sono molteplici, sia a livello nazionale che locale.
A livello nazionale ci sono i certificati bianchi, il conto termico, le detrazioni fiscali.
In Toscana invece è stato aperto fino al 1° agosto il bando POR FESR 2014-2020 che, con una dotazione complessiva di 8 milioni di euro, finanzierà progetti di efficientamento energetico degli immobili delle sedi di imprese toscane. La graduatoria sarà approvata a novembre 2016.

In merito ai certificati bianchi però le aziende che sviluppano efficienza energetica (Esco) sono in allarme da mesi denunciando che la severità nell’assegnazione degli incentivi starebbe bloccando il programma di risparmio energetico e il mercato dei titoli stessi.
 

Il Gestore dei servizi energetici ha varato una politica severa per assegnare gli incentivi all’efficienza i quali sulle bollette elettriche hanno un peso irrilevante e che sono uno strumento essenziale per raggiungere gli obiettivi delle politiche italiane ed europee.
Il GSE ha avviato una politica per contenere gli sprechi nell’erogazione di incentivi inutili: maglie più strette per l’erogazione e un’analisi a posteriori sulla validità degli incentivi già concessi.

Tuttavia nel settore degli incentivi all’efficienza energetica emerge l’assenza di linee guida: quelle preparate dall’Enea non sono state adottate. Ne consegue una larga discrezionalità nell’assegnare i titoli di efficienza energetica con i quali finanziare i progetti. Da ciò deriva – avvertono le aziende del settore – un blocco di investimenti già avviati, spesso investimenti in tecnologie altamente innovative o di estrema efficacia.
Si stima che il 96% del numero delle domande di incentivi, più di 10mila, sia stato istruito e vada a buon fine. I contestatori osservano però che quel 4% rimanente potrebbe rappresentare numeri assai alti in termini di efficienza energetica, forse il 40% dell’efficienza energetica del sistema industriale. Un’analisi condotta dagli operatori del settore fra i 59 progetti di dimensioni industriali (pari a 275.000 certificati bianchi) risulta che il 50% dei progetti è stato fermato in istruttoria e un altro 30% è in revisione retroattiva. Negli ultimi mesi i prezzi di mercato dei certificati bianchi sono aumentati in modo sensibile, segnale di un forte rallentamento dell'offerta.

Uno dei criteri adottati dal Gse per assegnare l’incentivo deriva per esempio dalla lunghezza del tempo di rientro: vengono aiutati più volentieri gli interventi di risparmio energetico con tempi di rientro più lunghi, e quindi più bisognosi di aiuto, mentre vengono esclusi quelli con tempi di efficacia rapidissimi, e quindi economicamente già molto sostenibili. In questo modo, osservano gli esperti, vengono premiati proprio i progetti che danno risparmi di energia più modesti, e si tralasciano quelli ad altissima efficacia sui quali in assenza di regole gli investitori privati sono costretti a puntare.

I principali motivi di critica al funzionamento del meccanismo dei certificati bianchi possono essere ricondotti al disallineamento tra la normativa attualmente in vigore e il metodo applicato di valutazione dei progetti secondo linee guida non visibili agli operatori, per i quali si tratta di una lunga fase di instabilità e di incertezza delle regole vigenti, mentre le nuove, non ancora emanate, si teme siano già prefigurate nelle nuove prassi inaugurate dai gestori del meccanismo.

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