26 Ago 2016

Gentili associati,

trasmettiamo  di seguito il comunicato stampa di Confindustria inerente il rapporto trimestrale del Gestore Servizi Energetici (GSE) sulle aste di quote europee di emissione.

Il  rapporto  certifica  che,  nel  secondo trimestre del 2016, l'Italia ha collocato oltre 20 milioni di EUA, con proventi superiori ai 114 milioni di euro,  che  portano  a  circa  1,6 miliardi di euro il totale delle risorse generate  dal  sistema  ETS  a partire dal 2012. Tenendo conto dell'attuale andamento  dei  prezzi,  il GSE stima un totale di proventi attesi nel 2016 compreso tra i 387 e i 446 milioni di euro.

Il  rapporto contiene la prima analisi della compliance, che certifica come gli  operatori  nazionali  nel  2015  hanno  emesso  circa  158  milioni di  tonnellate  di  CO2eq  e,  al netto dell'assegnazione gratuita, hanno dovuto approvvigionarsi sul mercato per circa il 54,5% del fabbisogno complessivo.

In  particolare, se il settore elettrico ha dovuto acquistare il 100% delle quote,  non  beneficiando  ai  sensi  della  Direttiva  ETS di assegnazione gratuita,  gli  impianti  della  manifattura leggera hanno fatto ricorso al mercato  per  soddisfare  il 59% del proprio fabbisogno, la raffinazione il 40%, la carta il 37%, il gesso il 31%, il vetro il 23% e l'alluminio il 20%.

Il  cemento  e  la  siderurgia avrebbero, invece, beneficiato di un surplus pari   complessivamente   a   11   milioni,   essenzialmente  a  causa  dei significativi cali di produzione dovuti alla congiuntura economica.

I  costi  sostenuti dall'industria nel 2015, al netto del trasferimento del prezzo del carbonio sull'energia elettrica (cd. costi indiretti), ammontano a  oltre 200 milioni di euro, di cui 125 a carico della manifattura leggera e 78 a carico dei settori energivori.

Contestualmente,  a causa della sovrallocazione di quote gratuite ad alcuni settori,  si  è  registrato  un  flusso  positivo per la manifattura energy intensive di circa 92 milioni di euro.
D'altro  canto,  il  settore  della  produzione  elettrica  ha  sostenuto i maggiori  costi  – circa 540 milioni di euro, che sono però almeno in parte stati trasferiti sui consumatori domestici e sulle imprese.

Nell'analisi del GSE si certifica anche che i settori italiani in ETS hanno ridotto  le  proprie  emissioni  in  misura  maggiore  rispetto  agli altri principali  paesi  a  vocazione  industriale  (Italia  -26%,  Francia -20%, Germania -0,84%).

A  tal  proposito,  segnaliamo  con  particolare interesse il confronto tra l'Italia e i principali Stati Membri per quanto riguarda il saldo tra costi figurativi, flussi finanziari positivi per le imprese e proventi delle aste.  Dall'analisi emerge che l'Italia presenta un saldo negativo pari a circa il 10% (i costi dell'ETS sono maggiori dei proventi generati dal meccanismo per  il  Sistema  Paese), un valore comunque inferiore rispetto a quello di Gran Bretagna (-24%), Olanda (-26%), Germania (-34%) e Polonia (-63%).

Il  rapporto  si  conclude  con  gli  interventi  di  Nomisma  Energia e di Confindustria,  a  commento  del  workshop tecnico organizzato lo scorso 20 giugno  presso  gli uffici dell'Associazione in collaborazione con il CEPS – Centre for European Policy Studies.

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