01 Mar 2017

Secondo il D. Lgs. 231/2001, le aziende e gli enti in genere possono essere chiamati a rispondere in sede penale per taluni reati commessi nel proprio interesse o vantaggio dai propri amministratori o dipendenti.

Con l’espressione “la 231” si fa, pertanto, riferimento al quadro normativo che disciplina la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche e degli enti privi di personalità giuridica in relazione alla commissione di determinati reati da parte di soggetti incardinati in vario modo nella struttura dell’ente.

Secondo il Modello, la responsabilità amministrativa dell’organizzazione si verifica per tutti quei reati commessi a vantaggio o nell’interesse dell’organizzazione stessa, da parte dei soggetti in posizione di vertice, oppure dai soggetti subordinati ai funzionari in posizione di vertice, qualora il reato sia stato commesso poiché questi ultimi non hanno osservato diligentemente gli obblighi di direzione e vigilanza.

Tuttavia, se l’impresa dimostra di avere adottato un modello di gestione e prevenzione dei reati corruttivi previsto dall’Ex D.Lgs 231/2001, tale responsabilità viene esclusa, evitando pesanti sanzioni pecuniarie ed interdittive a carico della stessa che ne colpiscono il patrimonio, l’immagine e la stessa attività.

L’azienda o ente in genere che ha intrapreso il programma di conformità alla 231 ha uno strumento difensivo in più nell’ipotesi di contestazione di un reato: invocare la propria diligenza organizzativa per richiedere l’esclusione o la limitazione della propria responsabilità derivante da uno dei reati sanzionati dalla 231.

  • In allegato:
    Le Linee Guida di Confindustria per la costruzione dei modelli organizzativi

Per Informazioni:
Simona Di Giacomo
Tel. 0552707229 Cell. 3358050145