05 Mar 2019

Premessa

A seguito dei recenti casi di legionellosi e dal rilievo che ne ha dato la stampa nei giorni scorsi, ci è sembrato importante ritornare sulla tematica, anche se già affrontata più volte negli anni scorsi, in quanto le conseguenze sono sempre importanti.

Evidenziamo, infatti, che a seguito delle indagini di presunta contaminazione è prassi che vi sia una denuncia alla Procura della Repubblica. Ricordiamo che ai sensi del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i. è obbligatoria la predisposizione del piano di valutazione del rischio anche per la legionellosi.

Cos’è la legionella e come si diffonde

La Legionellosi, detta anche malattia dei legionari, è un’infezione polmonare causata dal batterio Legionella pneumophila.

È stata identificata per la prima volta nel 1976, a seguito di una grave epidemia (221 persone contrassero questa forma di polmonite precedentemente non conosciuta e 34 furono i decessi) avvenuta in un gruppo di ex combattenti dell’American Legion (da qui il nome della malattia), che avevano partecipato ad una conferenza in un Hotel di Philadelphia, negli Stati Uniti. La fonte di contaminazione batterica fu identificata nel sistema di aria condizionata dell’albergo.

La legionella è un batterio presente negli ambienti naturali e artificiali: acque sorgive, comprese quelle termali, fiumi, laghi, fanghi, ecc. Da questi ambienti essa raggiunge quelli artificiali come condotte cittadine e impianti idrici degli edifici, quali serbatoi, tubature, docce, fontane e piscine, che possono agire come amplificatori e disseminatori del microrganismo, creando una potenziale situazione di rischio per la salute umana.

Focolai epidemici si sono ripetutamente verificati in ambienti collettivi a residenza temporanea, come ospedali o alberghi, navi da crociera, esposizioni commerciali ecc. I casi di polmonite da Legionella di origine comunitaria si manifestano prevalentemente nei mesi estivo-autunnali, mentre quelli di origine nosocomiale non presentano una particolare stagionalità.

La legionellosi costituisce un problema emergente in sanità pubblica, essendo sottoposta a sorveglianza speciale da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), della Comunità Europea (European Legionnaires Disease Surveillance Network – ELDSnet) e dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) presso il quale è istituito il registro nazionale dei casi.

Nonostante l’obbligo di notifica, il numero dei casi (6412 casi in Europa nel 2014, di cui 1435 in Italia) è ancora largamente sottostimato e, per la maggior parte di questi (80% circa), non è possibile risalire alle circostanze in cui si è verificata l’esposizione all’agente biologico.

La trasmissione della malattia

La legionellosi è trasmessa per via aerea a seguito dell’inalazione di aerosol contenente il batterio o di particelle di polvere da esso derivate per essiccamento o, più raramente, in seguito ad aspirazione di acqua contaminata. Più piccole sono le dimensioni delle goccioline inalate e più facilmente queste raggiungono le basse vie respiratorie (alveoli polmonari).

I principali sistemi in grado di generare aerosol sono i rubinetti, i diffusori delle docce, le torri evaporative, le vasche idromassaggio, le fontane decorative, ecc. Non è mai dimostrata la trasmissione interumana della malattia.

 Il rischio Legionella è maggiore in alcune attività lavorative?

Il rischio di acquisire un’infezione è riscontrabile in tutti quegli ambienti di vita e di lavoro in cui vi è potenziale rischio di esposizione ad aerosol infettanti. In letteratura sono noti i casi di legionellosi tra gli operatori sanitari, dentisti, addetti alla pulizia degli impianti di trattamento aria, manutenzione degli impianti di distribuzione dell’acqua ad uso sanitario e impianti di depurazione, minatori, giardinieri, ecc… Ricordando che il batterio raggiunge tranquillamente condotte cittadine e impianti idrici degli edifici, quali serbatoi, tubature, docce, fontane e piscine evidenziamo che il rischio di contagio in questi ambienti è da monitorare con grande attenzione.

 La prevenzione della Legionellosi

  1. prevedere una corretta progettazione e realizzazione delle reti idriche
  2. evitare le formazioni di ristagni, limitando la lunghezza delle tubazioni e le tubazioni con terminali ciechi o senza circolazione dell’acqua
  3. preferire sistemi istantanei di produzione dell’acqua calda ai sistemi che prevendono serbatoi di accumulo
  4. effettuare una manutenzione periodica degli impianti attraverso trattamenti di disinfezione (clorazione, battericidi di sintesi, ozono, acqua ossigenata catalizzata, filtrazione, trattamento a raggi ultravioletti, trattamenti termici).

 La Conferenza Stato – Regioni del 7 maggio 2015 ha sancito l’Accordo tra Governo, Regioni e Province Autonome di Trento e Bolzano individuando le “Linee Guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi” che aggiorna ed integra le precedenti linee guida nazionali.

Il documento, che alleghiamo, ribadisce l’importanza della valutazione del rischio e della necessità di mettere in atto misure di prevenzione a breve (decalcificazione degli elementi meno usurati, disinfezione di filtri, soffioni e flessibili) e a lungo termine (filtrazione, trattamento termico, clorazione, ecc…)

Quindi, ai fini della tutela della salute occupazionale è indispensabile valutare il rischio di esposizione a legionella negli ambienti lavorativi, predisponendo adeguate misure di prevenzione e controllo della contaminazione microbiologica ambientale.

All.to

Linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi