Programmiamo già da adesso, la riapertura graduata, in totale sicurezza, di tutta la nostra filiera. Non possiamo permetterci un ulteriore stop anche dopo il 14 aprile. Lo chiedono le imprese della sezione Moda di Confindustria Firenze, messe a dura prova dal fermo totale della produzione a seguito del DCPM del 22 marzo scorso.

“Molte aziende hanno già ordini in casa per i prossimi 2 o 3 mesi – spiega David Rulli, presidente della sezione Moda di Confindustria Firenze -. Ordini su cui, grava pesantemente la possibile richiesta di annullamenti, causata della stagionalità dei prodotti. Per la filiera, soprattutto per le piccole e medie imprese, sarebbe un colpo mortale, perché gli annullamenti andrebbero a sommarsi ad una perdita di fatturato, ad essere ottimisti, già ad oggi stimata intorno 40%. Un danno economico, cui difficilmente molte riuscirebbero a sopravvivere. Non vogliamo fare business, ma tutelare posti di lavoro”.

La sezione moda di Confindustria Firenze fotografa al situazione attuale: la totalità delle imprese della filiera della pelletteria e calzature sono chiuse. A fare eccezione, sono solo quelle rarissime aziende, che hanno potuto riconvertire la propria produzione in mascherine e camici e su cui tuttavia, gravano i medesimi problemi economici delle altre, non potendo mantenere i costi aziendali, con la sola produzione dei dispositivi di protezione individuali.

Per questo, la sezione moda di Confindustria Firenze chiede una riapertura, anche progressiva delle imprese dopo il prossimo 14 aprile. Tornare a produrre, in totale rispetto delle norme di tutela e sicurezza dei lavoratori.

“La tutela della salute dei nostri dipendenti, dei collaboratori e degli stessi imprenditori viene prima di tutto – spiega ancora David Rulli, presidente della sezione moda di Confindustria Firenze -, ma sono loro i primi a chiederci di riaprire, perché si rendono conto dei problemi ai quali stiamo andando incontro.
Se lo stop delle nostre imprese proseguirà a lungo, rischiamo di perdere quel capitale di competenze e conoscenze, vero patrimonio delle nostre imprese, che ha reso il nostro polo della pelletteria fiorentina e le aziende della moda in generale incontrastate eccellenze e bandiere del made in Italy nel mondo”.

Ad essere in pericolo sono tutte le impese della filiera, ma l’allarme si fa ancora più forte per quelle piccole e medie aziende, cui, già oggi, risulta gravoso, se non impossibile, coprire quella parte di retribuzione dei propri dipendenti non coperta dalla CIG. Il perdurare della chiusura, dopo il prossimo 14 aprile, renderebbe la situazione economica difficilmente sostenibile, proprio per le piccole e medie imprese che sono la struttura portante della filiera.

“In tempi felici, abbiamo sempre giocato in squadra con istituzioni e territorio. Oggi, più che mai, dobbiamo continuare a lavorare insieme – conclude David Rulli –, perché i costi della ripresa saranno importanti e per sostenerli abbiamo bisogno anche della loro collaborazione”.