12 Ott 2015

Le fatture “elettroniche” emesse nei confronti dalla P.A. o di clienti privati devono essere conservate in forma “elettronica”.

In base all’art. 39, 3° co./633 “la conservazione” deve essere effettuata rispettando il DM 17/06/14 il quale stabilisce che i contribuenti devono comunicare di eseguire la conservazione dei documenti rilevanti fiscalmente con la compilazione del rigo RS140 del mod. Unico PF (o righi RS140 e RS40 per i mod. Unico SC e SP).

Inoltre, il contribuente, nel caso di verifiche, può esibire le fatture conservate elettronicamente per via telematica e le deve rendere leggibili e, a richiesta, disponibili in forma cartacea o informatica:

presso la propria sede,

ovvero, presso il luogo di conservazione delle scritture contabili dichiarato ex art. 35, 2° co. lett. d) del D.P.R. 633.

Quest’ultima disposizione riguarda però la “conservazione” dei documenti, concetto che coincideva con quello di “deposito” delle scritture quando queste erano cartacee.

Con l’avvento della conservazione elettronica questo concetto non è più valido poiché il conservatore può essere il contribuente, oppure il depositario delle scritture, ovvero un terzo soggetto cui è affidato l’incarico della conservazione elettronica delle fatture: già comunicata nel mod. UNICO.

Poiché il “conservatore” elettronico delle fatture non è il depositario delle scritture, il contribuente non è obbligato a comunicarne i dati relativi mediante il modello delle variazioni AA9/11, di cui all’art. 35/633.

 

Contatto

Area Economia e Diritto di Impresa

Vincenzo Padelletti, tel. 055/2707201

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