Premessa

L’INPS, con messaggio, ha precisato che, ai fini della validità dell’accordo collettivo aziendale per la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, è sufficiente che lo stesso sia sottoscritto anche da una sola delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, nonché l’adesione all’accordo da parte del lavoratore.

Questa condizione consente che siano accettate le domande di NASpI presentate dai lavoratori che hanno aderito all’accordo per la cessazione dei rapporti di lavoro.

Giurisprudenza

Il divieto dei licenziamenti in risposta alla crisi pandemica, infatti, è stato introdotto dal Decreto Cura Italia e prorogato dal Decreto Rilancio.

Il Decreto Agosto ha, poi, consentito alcune deroghe al blocco in determinate circostanze e secondo specifiche modalità, tra cui quella di cessazione del rapporto di lavoro, appunto, a seguito di risoluzione consensuale con accordo collettivo.

La misura emergenziale del blocco, peraltro, è stata confermata anche dalla legge di Bilancio 2021 che ne ha previsto la proroga fino al 31 marzo 2021.

La precisazione dell’INPS con il messaggio di cui sopra, si è resa tuttavia necessaria per sciogliere i dubbi interpretativi in merito al requisito delle adesioni agli accordi che sono alla base dell’esodo, laddove la norma prevede che l’accordo collettivo aziendale sia stipulato dalle “organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale”.

È emerso, infatti, che alcune strutture territoriali INPS hanno respinto le domande di indennità NASpI laddove l’accordo collettivo aziendale sottostante alla risoluzione consensuale non fosse firmato da tutte le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale.

In sintesi

L’intervento dell’INPS è stato determinante: non è quindi necessaria la sottoscrizione dell’accordo da parte di tutte le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, bensì la sottoscrizione anche di una sola di queste.