15 Ott 2020

La Corte di Cassazione con la recente sentenza n. 20130 del 24 settembre 2020 si è pronunciata sul tema della disciplina riguardante l’esenzione IMU in situazioni di nucleo familiare scisso.

L’art. 13, c. 2, del D.L. n. 201/2011 (così come l’art. 1, cc. 739 e ss., della Legge 160/2019 che disciplina la “nuova IMU”) è sempre stato interpretato, anche dalla maggior parte dei Comuni, nel senso che, se i coniugi risiedevano anagraficamente in Comuni diversi, l’agevolazione spettava solo sulla dimora principale, a meno che non si potesse applicare ad entrambe le unità immobiliari, laddove fosse dimostrata la necessità per uno dei coniugi di risiedere anagraficamente in un altro Comune per esigenze lavorative. Ne conseguiva che, nell’ipotesi in cui il nucleo familiare fosse stato scisso anagraficamente in Comuni diversi, senza che vi fossero esigenze specifiche, l’esenzione spettava comunque sull’unità immobiliare adibita a dimora principale.

Con la sentenza n. 20130 del 24 settembre 2020, la Corte di Cassazione ha invece ritenuto che, perché possa operare l’esenzione, il possessore e il suo nucleo familiare debbano non solo dimorare, ma anche risiedere anagraficamente nell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale, mentre nell’ipotesi di “spacchettamento” della famiglia, nessun immobile può beneficiare dell’agevolazione.