13 Apr 2016

Premessa
Lunedì 21 marzo 2016 si è tenuto in Confindustria Firenze il convegno dal titolo:
“Le imprese e i reati ambientali – Una responsabilità personale del Legale Rappresentante”.
All’evento -cui hanno partecipato oltre 80 imprese – erano invitati:
Cosimo Ferri (Sottosegretario di Stato al Ministero di Giustizia), Giuseppe Creazzo (Procuratore della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Firenze), Paolo Caramalli (Commissario Capo del Corpo Forestale dello Stato), Maria Sargentini (Direttore generale di ARPAT), Andrea Poggi (Coordinatore del Gruppo SNPA sulla legge 68/2015 e Dirigente di ARPAT), Daniela Di Scenna (Confindustria), Paola Ficco (Giurista ambientale).
 
I lavori sono stati aperti da Vice Presidente di Confindustria Firenze Franco Baccani, il quale nel condividere le finalità della legge ha però evidenziato che è necessario anche valorizzare l’impegno degli imprenditori che operano nella legalità.
 
Alcuni spunti di riflessione
Le tematiche ambientali rappresentano un asset di sviluppo per il nostro tessuto produttivo. Innalzare l’attenzione delle nostre imprese per una più attenta tutela del territorio è un obiettivo prioritario di Confindustria Firenze.
 
Con la nuova normativa in materia di Ecoreati (Legge 68/2015) viene inserito nel Codice Penale un nuovo Titolo interamente dedicato ai delitti contro l’ambiente, che impatta anche sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche (D.Lgs. 231/2001).

L’introduzione di nuovi reati ambientali e di pene più severe, porta necessariamente gli operatori a dover agire con maggiori cautele e attenzioni verso l’ambiente.
 
La legge 68, che il 29 maggio p.v. compirà un anno, presenta ancora grosse criticità da chiarire. A puro titolo esemplificativo evidenziamo alcune criticità che devono essere sciolte:

1.    Ad esempio in caso di bonifica, l’avvio dell’iter amministrativo da parte dell’azienda rischia di assumere il rilievo di autodenuncia ai fini dell’apertura dell’indagine penale per inquinamento ambientale.
2.    l’applicabilità della procedura di prescrizione – già da tempo prevista in materia di salute e sicurezza sul lavoro – consente l’estinzione delle contravvenzioni previste dal Codice dell’ambiente a fronte dell’adeguamento alle prescrizioni date dagli organi ispettivi. Per dare avvio a questa procedura la legge dispone che la condotta non abbia cagionato “danno o pericolo concreto ed attuale di danno” alle risorse ambientali, urbanistiche o paesaggistiche, lasciando ampia facoltà agli organi ispettivi di valutare la presenza di ammissibilità alla procedura di prescrizione.    

Ricordiamo che il controllo delle varie matrici ambientali (acqua, aria, suolo. ecc.) attraverso le visite ispettive dei vari organi di controllo quali ARPAT, Guardia Forestale, Carabinieri negli impianti/aziende portano all’identificazione di eventuali illeciti penali e amministrativi segnalati alla magistratura.

Secondo alcuni dati riferiti al 2009 – quindi antecedenti alla normativa richiamata-  su 13.000 visite ispettive di ARPAT nella Regione Toscana, risultano solamente 648 gli illeciti rilevati anche di tipo amministrativo; tra le violazioni amministrative e notizie di reato più ricorrenti troviamo la gestione dei rifiuti (es. errata dichiarazione annuale sui rifiuti, errata tenuta dei registri, ecc..) e gli scarichi idrici.
 
Alla luce delle attuali norme, così come strutturate, si presuppone invece un aumento delle segnalazioni alla magistratura, data dalla discrezionalità dei vari organi di controllo anche su questioni meramente amministrative. Escluse le casistiche eclatanti che finiscono sui media, la maggioranza degli illeciti rilevati nella nostra Regione riguardano spesso situazioni che non recano danni oggettivi all’ambiente, ma interessano prevalentemente l’inosservanza pedissequa delle norme tecnico/amministrative, per altro complesse nell’applicazione della norma.

Per evitare che una legge così impattante per il sistema impresa possa essere applicata in maniera difforme su tutto il territorio nazionale, auspichiamo che si arrivi nel più breve tempo possibile ad una uniformità di interpretazione della legge e di comportamento da parte di tutti gli organi ispettivi.

Ricordiamo che la maggioranza – non la totalità – dei nuovi reati costituisce anche presupposto della responsabilità amministrativa della società/ente ai sensi del d.lgs. n. 231/2001, ossia rappresentano reati che, se commessi da dirigenti o dipendenti di una società/ente “a vantaggio o nell’interesse” della stessa, possono comportare, oltre che la condanna della persona fisica responsabile, anche la condanna in capo alla medesima società/ente con sanzioni economiche e interdittive.

Anche gli strumenti volontari e/o amministrativi quali ad esempio le certificazioni/registrazioni volontarie Emas e/o ISO 14001, nonostante prevedano una più attenta gestione delle varie matrici ambientali, non mettono al riparo da contenziosi.

Le premesse di questa riforma sono condivisibili nell’ottica di un avvicinamento alla normativa europea e anche alla lotta alla criminalità organizzata, da qui la convinzione che vi potrà essere una repressione più efficace contro chi inquina ma è necessario anche valorizzare l’impegno degli imprenditori che operano nella legalità; il timore di fare scelte aziendali che poi potrebbero essere configurate come reati potrebbe anche frenare la voglia di fare impresa sul territorio.

Allegati
Per completezza di informazione, alleghiamo alcuni documenti e gli interventi dei relatori:
•    L’applicazione della nuova procedura di estinzione delle contravvenzioni ambientali ex L. 68/2015 (intervento di Andrea Poggi – ARPAT)
•    Le principali novità della nuova disciplina sui delitti ambientali (intervento di Daniela Di Scenna – Confindustria)
•    Circolare di Confindustria
•    Programma del convegno

Contatto
Giacomo Borselli, tel.0552707236, e-mail
Luana Berbeglia, tel.0552707268, e-mail

 

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