Nonostante in questi giorni l’attenzione del paese sia rivolta al modo in cui le istituzioni proveranno a gestire la pandemia, la “Plastic tax” torna a far parlare di sé.  

L’imposta, che grava su chi produce o importa imballaggi di plastica non riutilizzabili, sarebbe dovuta entrare in vigore entro luglio 2020. Gli operatori del settore hanno mosso numerose critiche. In particolare, si temeva che dietro lo slogan delle finalità ambientali si celasse l’ennesimo prelievo realizzato in fretta e furia per coprire buchi di bilancio. L’onere, che in fin dei conti graverebbe sul consumatore finale, non penalizzerebbe un errato comportamento di consumo, ma un singolo prodotto, non risolvendo così alcun problema ambientale.  

Se alle critiche si affianca un evento senza precedenti come una pandemia, pare opportuno che il tema passi in secondo piano. Così, il D.L. Rilancio ha prorogato l’entrata in vigore della normativa a gennaio 2021.

LA PROSPETTIVA EUROPEA

Nel frattempo, il tema è stato affrontato anche in ambito comunitario. Il Parlamento europeo, con apposito provvedimento, ha previsto che dal gennaio 2021 gli Stati membri dovranno versare nelle casse dell’Unione € 800 per ogni tonnellata di plastica contenuta negli imballaggi prodotti nel paese. Sarà facoltà delle singole nazioni reintegrare la quota versata mediante l’imposizione di tasse.

LE NOVITA’ IN AMBITO NAZIONALE

Dopo che il ministro Gualtieri, in sede di audizione alla camera, ha sottolineato che il MEF è al lavoro per evitare una sovrapposizione tra le due imposte, resta da capire in che modo le discipline richiamate entreranno in vigore. Ad oggi non ci sono molte certezze. Le uniche indicazioni si possono trarre dalla lettura del disegno della legge di bilancio 2021, che potrebbe ulteriormente prorogare la “Plastic tax” nazionale a luglio 2021.

Le nuove disposizioni, non ancora approvate dal Parlamento, sembrano inoltre prevedere la possibilità di spostare l’elemento soggettivo dell’imposta, inizialmente previsto in capo al produttore, sul responsabile dell’immissione al consumo, come il grossista o il deposito della grande distribuzione.

In conclusione, fino alla fine del 2020, i produttori o importatori di imballaggi in plastica non riutilizzabili non sono tenuti al pagamento di alcuna imposta. Sarà necessario aspettare i prossimi mesi per capire se e come la normativa nazionale e quella comunitaria entreranno in vigore. Seguiranno ulteriori aggiornamenti su questa pagina non appena disponibili.