08 Mag 2020

L’Inps, prima di procedere al pagamento delle prestazioni, effettua in via telematica il controllo finalizzato ad accertare la correttezza del codice IBAN e l’intestazione o la cointestazione al codice fiscale del beneficiario della prestazione.

Nella fase di liquidazione delle prestazioni di integrazione salariale a pagamento diretto, l’Inps ha registrato casi in cui non c’è corrispondenza tra il codice fiscale:

  • del beneficiario della prestazione
  • del titolare del conto cui si riferisce l’IBAN indicato dal datore di lavoro nella domanda di liquidazione delle prestazioni (flussi SR41/SR43).

L’Inps ha registrato casi di coordinate bancarie che risultano errate: presenza di codici ABI/CAB allo stato non censiti ovvero non più in uso.
Questi errori determinano ritardi nel pagamento della prestazione, con la richiesta all’azienda di correggere l’errore riscontrato, e dopo aver sentito il lavoratore, rettificare dei dati forniti.

Nella situazione emergenziale in atto, per velocizzare l’erogazione degli importi, in presenza di questi errori il pagamento verrà effettuato attraverso l’utilizzo del bonifico domiciliato.

Iter predisposto dall’Inps: bonifico domiciliato

L’operatore dell’Inps, nei casi di IBAN non corretti o non validati dal circuito bancario o di Poste Italiane (codice fiscale associato all’IBAN diverso da quello del beneficiario della prestazione), procede alla variazione della modalità di riscossione:

  • annullando il codice IBAN non corretto sul modello SR41/SR43,
  • valorizzando l’erogazione della prestazione mediante pagamento con bonifico domiciliato presso Poste Italiane.

Una volta disposto dall’Istituto il bonifico, il lavoratore interessato riceve prima gli SMS di notifica del pagamento e poi la comunicazione di liquidazione inviata da POSTEL al suo indirizzo di residenza/domicilio (comunicato dal datore di lavoro nel mod. SR41/SR43).

Riscossione dell’integrazione salariale

Il lavoratore potrà riscuotere l’integrazione salariale spettante presso qualsiasi ufficio postale con:

  • il proprio documento di identità in corso di validità;
  • un documento attestante il codice fiscale (ad esempio, tessera sanitaria).

Se il lavoratore interessato non riceva la comunicazione da POSTEL, può accedere al “Riepilogo pagamenti” del servizio “Fascicolo previdenziale del cittadino”, per verificare e stampare il pagamento disposto seguendo il percorso di seguito indicato:

  •  www.inps.it > “Home”;
  • cercare “Fascicolo previdenziale del cittadino”;
  •  aprire, tra i risultati restituiti dalla ricerca, il servizio “Fascicolo previdenziale del cittadino”
  •  inserire nella maschera di autenticazione il proprio codice fiscale e le proprie credenziali (PIN dispositivo o SPID o CIE o CNS);
  •  nel Menu del servizio a sinistra selezionare: “Prestazioni” > “Pagamenti”
  •  nella sezione “Pagamenti” verificare nel “Riepilogo dei pagamenti” l’importo dell’ultimo pagamento da riscuotere
  • stampare il riepilogo pagamenti (pdf) per esibirlo all’ufficio postale.

Per i pagamenti relativi alle successive mensilità dell’integrazione salariale, il lavoratore potrà comunque avvalersi dell’accredito su conto corrente o su carta ricaricabile dotata di IBAN, purché gli strumenti di riscossione risultino a lui intestati/cointestati, comunicando il nuovo
codice IBAN al suo datore di lavoro, che avrà cura di inserirlo nei relativi SR41/SR43 da trasmettere all’Istituto.

Queste istruzioni sono finalizzate a favorire la tempestiva erogazione dell’integrazione salariale in presenza di codici IBAN, indicati nelle domande di liquidazione della prestazione, che risultano non corretti o non validati dagli Istituti di credito e da Poste Italiane.