06 Mar 2019

Se l’Italia ha resistito alla crisi “bisogna ringraziare il tessuto delle imprese, la loro capacità di resilienza, soprattutto nell’export che ha consentito il ritorno al saldo positivo della bilancia commerciale e ha permesso, insieme ad altri fattori, di evitare, almeno fino ad oggi, le altrimenti drammatiche conseguenze di un debito pubblico abnorme, che persiste ed incombe su tutti noi”. A dirlo il presidente di Confindustria Firenze Luigi Salvadori alla presentazione del Rapporto sull’economia Globale e l’Italia, organizzato da UBI Banca e dal Centro di Ricerca Luigi Einaudi, oggi a Firenze.

Tuttavia, Salvadori rileva come il fattore frenante di questa capacità di reazione delle imprese, sia stato il deficit infrastrutturale: “Siamo a Firenze e in Toscana. Questa questione è talmente annosa da diventare stucchevole, ma purtroppo resta cruciale. Non si tratta solo dell’adeguamento dell’aeroporto fiorentino, ma anche, per restare nell’ambito dei trasporti, della soluzione del nodo ferroviario dell’Alta Velocità a Firenze, del completamento della rete tramviaria fiorentina, della realizzazione della terza corsia dell’A11. Opere che, insieme alla realizzazione del Polo fieristico della Fortezza, significano 1 punto in più di PIL per l’area metropolitana di Firenze”.

“È assurdo – continua Salvadori – che le nostre classi dirigenti, politiche ma non solo purtroppo, non si rendano conto di quello che ciò significa per la competitività delle nostre imprese.
Un settore manifatturiero vocato all’export come quello toscano, si trova limitato nei propri piani di investimento in innovazione e sviluppo anche occupazionale, dalle diseconomie esterne che deve affrontare nella logistica e nelle strategie commerciali. Per non parlare dei mancati investimenti esteri”.

“Ma le infrastrutture non sono solo quelle viarie – aggiunge ancora il presidente di Confindustria Firenze -. È necessario e urgente affrontare il sempre più grave deficit di investimenti nel campo dell’impiantistica per il trattamento dei rifiuti, sia quelli urbani, sui quali soprattutto si accendono periodicamente i fari dell’informazione, sia quelli industriali”.

“Il timore – infine conclude Salvadori – è verso il persistere di miopie da parte di chi ha responsabilità di governo, che insegue irresponsabili logiche “NIMBY”, ma anche, e dal punto di vista delle imprese è ancora più preoccupante, quelle “NIMTOO” (NOT IN MY TERM OF OFFICE) dove l’amministratore pubblico sceglie di non scegliere”.

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