“Siamo pronti a riaprire, anche da oggi stesso, i reparti modelleria delle nostre imprese. Il numero di lavoratori coinvolti sarebbe limitato. Ma in questo modo, riusciremo a non perdere quelle posizioni di mercato che un mese e mezzo di lockdown rischiano di mettere in discussione. I nostri competitor esteri lavorano; e, con buone probabilità, si stanno già insinuando fra i nostri clienti internazionali. Facciamo allora ripartire almeno questo piccolo, ma importantissimo segmento delle nostre produzioni; sarebbe un primo, ma fondamentale e strategico passo, in vista della fase 2; che le imprese della moda chiedono con forza di aprire già dalla prossima settimana”.

A spiegare le esigenze di una delle eccellenze del nostro made in Italy è David Rullipresidente della Sezione Moda di Confindustria Firenze;  e lo fa a nome delle pelletterie, delle imprese delle calzature e della moda del territorio fiorentino, uno dei più importanti comparti del settore a livello europeo. Spiega Rulli: “le aziende di molti paesi concorrenti, come la Spagna, parte della Francia e alcuni paesi dell’Est europeo sono già ripartite; e alcuni grandi brand mondiali stanno si stanno già rivolgendo a loro per quei campionari che avremmo dovuto produrre noi; l’industria della moda è scandita da tempistiche precise a livello internazionle. E noi assistiamo inermi a questa perdita secca di valore del nostro made in sui mercati. Abbiamo già perso molti ordini e abbiamo ricevuto annullamenti per quelli che avremmo dovuto consegnare in questi mesi, ma se non realizziamo i campionari sono a rischio anche gli ordini che dovremmo, se pur ridotti, ricevere in futuro”.

“Un duro colpo per il nostro settore, che rischia di essere un colpo mortale per larga parte delle imprese del comparto – sottolinea ancora il presidente della Sezione Moda di Confindustria Firenze David Rulli -. Se i campionari vengono fatti in altri Paesi, anche le produzioni rischiano di seguire la stessa strada. Per le imprese della filiera le conseguenze sarebbero incalcolabili, con conseguenze irreversibili in termini di mercato e di posti di lavoro. Per molte aziende sarebbe la chiusura totale”.

“Alcuni brand inoltre, hanno opportunamente riaperto i reparti interni di ricerca, che svolgono l’attività propria di creazione e che sono diversi dalle modellerie dei terzisti. E avranno poi necessità che qualcuno realizzi i loro campionari” aggiunge ancora David Rulli, che conclude: “Sappiamo che non possiamo procedere in ordine sparso, con regole diverse tra Paesi e addirittura fra territori, servono linee guida omogenee. Per noi valgono quelle proposte da Confindustra moda a livello nazionale. Ma è fondamentale, anche per prepararsi adeguatamente per la fase 2 riaprire immediatamente almeno le modellerie: vorrebbe dire far tornare in fabbrica un numero certamente limitato di lavoratori; ma sarebbe un determinante primo passo per consentire al nostro made in di presidiare il mercato e non mettere in discussione la leadership mondiale nel settore che, grazie al nostro saper fare, ci siamo conquistati in questi anni”.