‘‘Mio nonno, che ha fondato l’azienda nel 1958 ha un suo detto sul modo di fare impresa che recita: “l’imprenditore è una persona che prende 10 decisioni e 7 le azzecca”. La sua è stata la generazione dell’imprenditore che prendeva la macchina e girava l’Europa per procacciarsi i clienti. Io oggi, che, come mio nonno, ho un’inclinazione fortemente orientata al rischio, dico, da buon ingegnere: “l’imprenditore è una persona che ha un portafoglio di 10 scenari, di cui 1 è dirompente, 3 sono buoni e 6 sono da scartare”. Se le persone sono capaci saranno sempre di più le scelte buone che quelle sbagliate’’.

Matteo Cervelli

A raccontarsi a storie di impresa del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Firenze è Matteo Cervelli di Urania Group, un gruppo che produce pannelli sandwich (Panurania, a Barberino Tavarnelle) e infissi (a Corciano) per l’edilizia modulare prefabbricata e off-site.

Matteo ricopre all’interno di Serrall, il ruolo di amministratore delegato con pieni poteri ed è consigliere con delega alla ricerca e sviluppo, marketing e information technology in Panurania il cui amministratore delegato è suo zio e lo affianca nella definizione ed esecuzione della strategia per lo sviluppo, come il processo di digitalizzazione della società e lo sviluppo delle persone. “Urania Group ha fatto proprio questo nell’esplorare un mercato che in Italia ancora non esisteva. Per quanto mi riguarda, in Serrall ho cercato di portare un cambiamento culturale insistendo molto sullo sviluppo di persone autonome”.

“Il mio modo di fare impresa è in primo luogo il lavoro sulla persona: solo così è possibile creare un allineamento culturale e valoriale forte a beneficio dell’azienda stessa. Lo faccio sia in ambito personale che in contesti privati”.

“Fare impresa significa trasformare i sogni in progetti
e assumersi il rischio della loro realizzazione “

Il ricambio generazione e il rinnovamento del modello organizzativo di un’impresa familiare è uno dei focus del Gruppo Giovani Imprenditori.
«Quando sono entrato in azienda mi sono dedicato per prima cosa allo sviluppo e alla crescita del personale– spiega Matteo – Prima di centrare questo obiettivo però ho intrapreso un percorso di crescita personale, in cui mi sono soffermato molto sull’empatia: questo mi ha consentito di lavorare in maniera più efficace sui talenti e di portare avanti un cambiamento significativo nel management e nella gestione del personale. In un secondo momento ho apportato rinnovamenti decisivi alla cultura aziendale. Nel 2018 Serrall ha attraversato una fase negativa con la conseguente perdita di svariate quote di mercato. In quel periodo mi sono scontrato con la cultura predominate che era basata sul vittimismo dilagante, sull’immobilismo e sulle polemiche continue. Insieme al mio team ho deciso di svoltare, celebrando un “funerale” vero e proprio della vecchia cultura aziendale e questo ha dato l’input per creare un nuovo tipo di organizzazione: il personale ha iniziato a crescere sotto il profilo professionale, tanto che alcuni, da svolgere certe mansioni come quella di operaio, sono passati a fare tutt’altro.
Prossimamente, con la collaborazione di una socia del Gruppo Giovani Imprenditori, Laura Artusio di PerLab, faremo un’indagine sullo stress da lavoro correlato basato sui principi dell’intelligenza emotiva per portare evidenze scientifiche a supporto del modello culturale che stiamo perseguendo».

Il lavoro migliora con senso di squadra, autonomia e responsabilizzazione 

Matteo Cervelli in azienda

“Con i miei dipendenti ho costruito un rapporto basato sull’autonomia – prosegue Matteo raccontandoci anche un aneddoto – A luglio 2020 ricevevo circa 140 email al giorno in cui mi si chiedeva di prendere decisioni, oggi ne ricevo 5 o 6 e le telefonate sono quasi assenti. Questo per dire che, investire sulle persone, sulla loro formazione e sul loro benessere emotivo ha dato ottimi risultati. Certo, inizialmente diffondere un nuovo modello di cultura è stato molto faticoso, perché implica soprattutto un cambio di mentalità e di approccio. Con il tempo abbiamo però creato un network di persone che gestiscono maggiori responsabilità, che si sentono valorizzate e che fanno squadra fra loro e questo mi ha permesso, oltre che intrattenere ottimi rapporti con ognuno, di avere molta più disponibilità di tempo e di essere in condizione di aiutare chiunque abbia bisogno».

“I valori impartiti dalla famiglia sono stati fondamentali”

“Di una famiglia vedi sempre pregi e difetti, mi riusciva facile riconoscere i difetti dell’azienda perché li riscontravo nei miei parenti. Rappresento la terza generazione, e non nego di aver avuto all’inizio diverse difficoltà a sviluppare le mie caratteristiche personali. Mio zio ha un approccio, io ne ho un altro. Il suo è incentrato su imparare prima dall’esperienza sul campo, il mio è basato invece su cicli di apprendimento che nascono dalla teoria e la applicano in esperimenti. In Serrall, più che in Panurania, ho avuto l’occasione di mettere in pratica ciò in cui credevo.
Gli insegnamenti della mia famiglia direi che mi sono serviti sia in contrasto alla mia visione ma anche a supporto.
Riconoscere e valorizzare le differenze trovando una terza via è stata la nostra forza. La cultura forte e stabile di Panurania è stata un acceleratore alla trasformazione di Serrall. Fare affidamento su punti di vista diversi ci permette di valutare in maniera più critica lo stato attuale delle cose».

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