26 Ago 2016

Premessa
Dopo venti anni dall'istituzione, l'Autorità dell’energia (Autorità dell’energia elettrica e del gas, Aeeg), poi diventata Autorità dell’energia e dell’acqua (Aeegsi, con l’aggiunta del sistema idrico), ora con la riforma Madia che le attribuirà competenze anche sui rifiuti potrebbe cambiare nome ancora una volta e chiamarsi “Arera, autorità di regolazione per energia, reti e ambiente”.

Tra i punti della relazione, Guido Bortoni, Presidente di Aeegsi, ha detto che “nell’energia ci troviamo di fronte a fallimenti eleganti (gergo della recente letteratura sulla resilienza), cioè non rovinosi del sistema, che preludono però a precise azioni riformatrici per l’adattamento al mutato contesto. Ciò richiede, per tempo, ri-forme e non già ri-medi a tempo scaduto. Il regolatore deve, quindi, giocare d’anticipo”.

Con la fine del mercato tutelato dell'elettricità e del gas che dovrebbe scattare nel 2018, l'Autorità punta su una "offerta standard" con l'obiettivo della "comparabilità al 100% di almeno un' offerta standard di fornitura per ciascun venditore", assicurando la "concorrenza solo sul prezzo". Secondo Bortoni ci sono clausole non facili da capire per il consumatore e quindi "inderogabili", ma per altre, come per esempio i tempi di pagamento, la negoziazione è più semplice.

Argomento
Riportiamo alcune considerazioni di dettaglio sui punti principali toccati dal presidente dell’authority .

Cresce la produzione, rinnovabili al 40%.
Nel 2015, per la prima volta dal 2010, sale la produzione nazionale lorda (+0,8% rispetto al 2014), raggiungendo i 282 TWh. Produzione nazionale che ha coperto l’86% del fabbisogno complessivo nazionale. Sulla produzione lorda ha inciso anche l’aumento delle importazioni nette, che hanno assicurato una quota del fabbisogno del 14,7%, contro il 14,1% dello scorso anno, nonostante un aumento rilevante anche delle esportazioni (+1,4 TWh, +47,3%), già aumentate del 37,3% nel 2013.

La produzione lorda da rinnovabili nel 2015 è diminuita del 9%, passando da 120 a 109,5 TWh  (il 38% circa del totale), soprattutto a causa del -25% registrato dalla produzione idroelettrica, oltre al -3,3% della produzione eolica. Ulteriore aumento, invece, per la produzione fotovoltaica (+13%). La quantità di energia elettrica da rinnovabili incentivata ha superato i 65 TWh, per un costo nel 2015 di circa 12,5 miliardi di euro, di cui circa 12,3 miliardi coperti tramite la componente A3 della bolletta.

In parallelo nel 2015 la quantità di energia elettrica acquistata nel Sistema Italia è stata pari a 287 TWh, in aumento dell’1,8% rispetto al 2014, invertendo il trend decrescente avviato dal 2010. In aumento anche gli scambi di Borsa, 195 TWh, a fronte dei 186 TWh raggiunti nel 2014 (+4,7%). L’incremento degli acquisti di Borsa riflette sia una risalita degli acquisti dell’Acquirente unico (32 TWh, +10,7%), sia una ripresa degli stessi da parte delle zone estere (4,3 TWh, +24,2%).

Oltre il 33% dei domestici sul mercato libero.
Nel 2015, come nel 2014, oltre 3,5 milioni di clienti, cioè il 9,6%, ha cambiato fornitore almeno una volta durante l’anno, un quarto del totale dell’energia distribuita in termini di volume. Il segmento più dinamico rimane quello della media tensione, il cui tasso di switching è salito dal 28% del 2014 al 32,6%. Lo spostamento dei soli consumatori domestici verso il mercato libero ricalca i valori del 2014, l’8%, corrispondente a una quota di energia del 10%.

In totale, i clienti domestici sul mercato libero nel 2015 sono il 33,4%, contro il 28,3% del 2014. Nel 2015 le famiglie hanno pagato l’elettricità in media 20,71 c€/kWh (di cui 9,64 per la componente relativa al costo di approvvigionamento), ma questo prezzo varia molto con la dimensione dei clienti. I clienti non domestici in bassa tensione (soprattutto negozi e piccole imprese) hanno pagato invece 19,27 c€/kWh; più bassi sono i prezzi per le imprese in media tensione (14,72 c€/kWh) e per quelle in alta o altissima tensione (10,61 c€/kWh), caratterizzate da consumi molto più elevati.

La domanda di elettricità ha invertito il trend di calo degli ultimi anni, registrando un leggero aumento, +1,5%. I consumi di energia elettrica infatti sono passati dai 291 TWh del 2014 ai 295 TWh del 2015. Sono cresciuti in tutti i settori, in particolare nel settore terziario (+2,3%), poi il domestico (+1,2%) e l’industria (+0,6%).

Le bollette elettriche di famiglie e imprese
Come ormai da anni, anche nel 2015 i consumatori domestici italiani con consumi medio-bassi (fino a 2.500 kWh/a) hanno pagato prezzi dell’energia elettrica inferiori a quelli mediamente praticati nell’Unione europea e nell’Area euro, sia al netto, sia al lordo delle imposte e degli oneri. I prezzi per le restanti classi di consumo sono invece superiori. Nel dettaglio, per la prima classe di consumo (< 1.000 kWh/anno), nel 2015 il differenziale favorevole del prezzo italiano con la media dei prezzi dei paesi dell’Area euro è risultato ulteriormente ampliato rispetto al 2014: -19% al netto delle imposte, -18% al lordo (era -16% nel 2014, sia al netto sia al lordo). Per la seconda fascia di consumo (1.000-2.500 kWh/anno), che insieme alla classe successiva è quella nella quale si concentrano gran parte delle famiglie italiane, il differenziale favorevole dei prezzi interni è, sia pure di poco, aumentato rispetto all’anno precedente (-11% sia al netto sia al lordo, contro rispettivamente il -8% e il -9% del 2014). Per quanto riguarda le classi con livelli di consumo superiori, i prezzi italiani sono ancora più alti della media dell’Area euro: per la classe di consumo intermedia (2.500-5.000 kWh/anno) al netto delle imposte è più alto del 9% e dell’11% al lordo delle imposte.

Il confronto con i principali paesi europei al lordo delle imposte, per tutte le fasce di consumo, mostra ancora una volta per il 2015 la progressività dei prezzi italiani, non presente in altre esperienze estere. Nel 2015 però non era ancora entrata in vigore la riforma delle tariffe elettriche introdotta dall’Autorità a partire dal 1° gennaio 2016, che prevede il graduale superamento dell’attuale struttura progressiva delle tariffe, in coerenza con la direttiva europea sull’efficienza energetica. Nel confronto per singole componenti, l’Italia appartiene al gruppo di paesi con i costi di rete più bassi e al gruppo con i costi più alti per la componente energia, oneri e imposte.

Per i consumatori industriali, anche nel 2015 i prezzi sono superiori a quelli medi dell’Area euro, per tutte le classi di consumo. Si conferma però il trend, avviato nel 2013, di progressiva riduzione dei differenziali rispetto a quelli registrati nel 2012, quando avevano raggiunto picchi superiori al 30% in termini di prezzi lordi. In media nel 2015 si sono attestati intorno al +20%, contro valori del +25% del 2014. Guardando al confronto con i principali paesi europei emerge una novità: per il 2015 i consumatori industriali italiani non pagano più i prezzi (lordi) più alti in assoluto. Il differenziale con i prezzi tede¬schi, in calo lo scorso anno, ha addirittura cambiato di segno, tranne che per la classe a minori consumi, e anche i prezzi del Regno Unito risultano più elevati di quelli italiani per le ultime due classi a maggiori consumi. Nella classe di consumo 500-2.000 MWh, una delle più rappresentative per il nostro Paese, i prezzi italiani risultano più alti, rispetto alla media dell’Area euro, del 9% (19% nel 2014) al netto delle imposte e degli oneri, e del 20% (25% nel 2014) per i prezzi lordi. Ma nel 2015 il prezzo lordo per questa classe di consumo in Italia è diminuito di un significativo 7,6% (calo tra i più sensibili in Europa), mentre il calo nell’Area euro è stato del 3,7%. Il differenziale con la Germania segna per questa classe un -6% a favore del prezzo finale in Italia, contro il  1% dello scorso anno (era il +4% nel 2013 e il + 16% nel 2012).
 
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